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IL BURIAN ESISTE PER DAVVERO O
VIENE UTILIZZATO SOLO PER
FARE SENSAZIONALISMO?
Domenica 18 marzo ore 22:00
 
vento2"Arriva il burian, il vento siberiano". Nelle ultime due settimane è stato lui il grande protagonista dell’informazione meteorologica italiana ed è stato sempre lui a condizionare le notizie sul tempo che sono andate e che continuano ad andare per la maggiore, cioè quelle che poi sono
le più cliccate, le più lette e le più condivise attraverso tutti i canali mediatici e i social.
Peccato, però, che il termine non sia corretto perché va scritto senza “i”: si chiama “buran” e non “burian”. In secondo luogo, l’utilizzo inappropriato del termine è giustificato dal fatto che non è corretto estrarre dal proprio contesto geografico-atmosferico un fenomeno prettamente siberiano (e quindi asiatico) per trasportarlo in Italia, cioè a oltre 7000 km di distanza, e utilizzarlo per fini previsionali. Sarebbe un po’ come dire che l’atmosfera – che ricordiamo essere un sistema complesso e caotico – si convertisse alla linearità permettendo a un vento di percorrere tranquillamente questa ampia distanza senza incorrere in alcuna alterazione o modifica delle sue caratteristiche fisiche: in pratica, il flusso da est-nordest giungerebbe fin sulla nostra penisola come se fosse intubato seguendo magari una delle vie del gas che arrivano dall’Europa orientale.
Se fosse corretto questo modo di tirare in ballo fenomeni atmosferici caratterizzanti il clima di altre zone del pianeta per prevedere il tempo di casa nostra, allora dovrebbe essere corretto anche il contrario. E allora immaginiamo di dire ai russi che saranno interessati da una tempesta di “libeccio” nel caso in cui la circolazione atmosferica sull’Europa venga condizionata da un’ampia circolazione depressionaria presente alle alte latitudini centro-occidentali europee. Oppure immaginiamo di dire agli islandesi che saranno interessati da intensi venti di “scirocco” nel caso in cui un’ampia saccatura ad asse obliquo diretto da nord-ovest verso sud-est dovesse avvicinarsi verso le coste nord occidentali africane e attivare uno scambio meridiano tale da far giungere aria mite fino a latitudini così elevate. Ce la facciamo a immaginare il titolo di un quotidiano russo riportare “Arriva il libeccio”, oppure quello di uno islandese riportare “Sciroccata in arrivo”, vale a dire prendere la nostra “rosa dei venti” e collocarla fuori dal contesto geografico-atmosferico in cui è nata? Ci viene difficile.
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I venti che trasportano le masse d’aria fredda o gelida verso l’Italia, che possono essere di natura polare marittima o continentale o di natura artico marittima o continentale sono sempre gli stessi: a seconda della direzione di provenienza della massa d’aria, quest’ultima entra nel Mediterraneo irrompendo con venti di maestrale (da nord-ovest), di tramontana (da nord) e di grecale (da nord-est). Bastano i nostri venti a raccontarci la circolazione che ci interessa, senza scomodare un fenomeno che riguarda un’area che dista oltre 7000 chilometri da noi e che viene utilizzato solo per fare del sensazionalismo.
 
Andrea Corigliano
fisico dell'atmosfera con specializzazione in meteorologia
andrea cCopyright 2018 Meteocilento - Riproduzione Riservata

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