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Mercoledì 20 dicembre ore 21:00
 

natale2Tra Natale e Santo Stefano l'anticiclone lascerà spazio a correnti atlantiche sempre più organizzate, preludio del probabile successivo passaggio di una perturbazione ancora da valutare

 

La meteorologia è come un racconto che ha un proprio filo logico. Essendo tale, ogni analisi proposta dalla dinamica atmosferica dovrebbe essere un capitolo che viene scritto in base ai dati che la modellistica numerica fornisce, a patto che questi dati siano sufficientemente robusti per andare ad avvalorare una linea di tendenza che non risulti campata in aria. Allora, per continuare a parlare e a discutere sul tempo che potremmo avere nei giorni del 25 e del 26 dicembre, non ci resta che riprendere dalle conclusioni a cui eravamo giunti nell’analisi presentata lunedì 18, quando avevamo affermato che... «Vista l’incertezza non trascurabile della configurazione sinottica per via della forma dell’ondulazione che è limitata nello spazio, non è ancora possibile definire uno scenario chiaro dell’evoluzione del tempo sul Mediterraneo, anche se appare piuttosto realistico pensare che tra Natale e Santo Stefano possa giungere alle nostre latitudini un tipo di tempo impostato da correnti provenienti dai quadranti occidentali: bisognerà valutare se potrebbe trattarsi solo di infiltrazioni di aria umida atlantica o se si potrebbe trattare del passaggio di una perturbazione». Passate 48 ore, possiamo tentare di precisare meglio perché nel frattempo i modelli numerici hanno ricalcolato la previsione per questi due giorni di festa e, proprio in virtù del fatto che la distanza temporale si è accorciata, hanno emesso una previsione che inizia ad essere più affidabile a scala sinottica. In base allora agli ultimi aggiornamenti, possiamo precisare le nostre conclusioni in questo modo: «Probabilmente, tra Natale e Santo Stefano saremo interessati da infiltrazioni sempre più organizzate di aria umida atlantica, in attesa del passaggio di una perturbazione che potrebbe intervenire nei giorni successivi».

A che cosa dobbiamo questa affermazione? Al semplice fatto che la forma dell’ondulazione in transito sul Mediterraneo dovrebbe collocarsi in modo tale da determinare, proprio nei giorni di Natale e di Santo Stefano, il passaggio alle nostre latitudini di un promontorio mobile (e quindi di un’area di alta pressione), immediatamente inseguito da un modesto cavo d’onda che già nel corso del 25 dicembre dovrebbe determinare, a partire dai settori più occidentali dell’Italia, una disposizione del flusso in quota dai quadranti meridionali (freccia blu in figura 1) tale da far entrare da sud-sudovest aria più umida di origine atlantica, associata ovviamente ad un aumento della nuvolosità. Come si può notare, questa disposizione del flusso è alquanto realistica perché si tratta di uno scenario caratterizzato da una predicibilità molto buona in area mediterranea. Il flusso dai quadranti meridionali dovrebbe poi prendere ulteriore vigore nella giornata di Santo Stefano, quando la curvatura ciclonica delle correnti in quota dovrebbe diventare più incisiva a causa dell’approssimazione all’Europa occidentale di una saccatura più organizzata e strutturata, facente capo ad una depressione sulle Isole Britanniche, su cui però sussiste ancora un’incertezza non trascurabile, questa volta in area atlantica. A questo abbassamento di latitudine del flusso perturbato sarebbe così associato il passaggio di una perturbazione nei giorni successivi: ecco che allora le infiltrazioni umide che avremo in crescendo tra Natale e Santo Stefano prepareranno probabilmente il terreno all’arrivo di precipitazioni più organizzate.

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Abbiamo allora già definito il tempo dei due giorni di festa? Possiamo sciogliere la prognosi? La risposta è «ni». Se infatti abbiamo preso atto che la configurazione sinottica inizia ad essere chiara sullo scacchiere euro-atlantico-mediterraneo, non è ancora possibile scendere nei «dettagli spazio-temporali». Che cosa significa questo modo di dire che sembra così tanto tecnico ma che è invece di una semplicità disarmante? Limitandoci per esempio al tempo di Natale non possiamo ancora prevedere quando, in un contesto di iniziale stabilità atmosferica portata dal campo di alta pressione mobile, potremmo avere un aumento della nuvolosità (per via dell’afflusso delle correnti umide), quali regioni ne saranno maggiormente interessate e se questa nuvolosità sarà già in grado di dare qualche debole pioggia o pioviggine. Per ora, non possiamo quindi definire una cronologia della successione del cambiamento del tempo portato dal flusso umido atlantico, previsto divenire sempre più incalzante. Morale del discorso: l’incertezza della previsione è passata dalla grande scala alla media-piccola scala, come è giusto che sia. Per definire ancora meglio, bisognerà allora aspettare che la modellistica numerica ricalcoli ancora lo stato futuro del tempo e che migliori l’attendibilità della previsione alla media-piccola scala man mano che tenderà ulteriormente a diminuire la distanza temporale dall’evento.

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CONSIDERAZIONI PERSONALI: fissata una scadenza temporale (noi abbiamo utilizzato quella del Natale), il bello della meteorologia è scoprire come si aggiusta la previsione con il passare del tempo, man mano che l’orizzonte temporale si accorcia. Il bello della meteorologia è saper cogliere il momento in cui i modelli numerici di previsione riescono a decifrare il segnale dominante dell’atmosfera, cioè quel segnale che andrà a costituire le fondamenta del disegno barico che andrà a realizzarsi a grande scala: in questo caso, questo segnale è stato visibile a sette giorni e la modellistica numerica è stata capace di coglierlo nel suo complesso. Si può quindi parlare del tempo ad una settimana, ma bisogna saperlo fare utilizzando quell’approccio scientifico capace di condurre un’analisi critica degli strumenti che la stessa modellistica mette a disposizione per poter lavorare. Siamo capaci tutti a prevedere “sciabolate artiche” a 12-15 giorni, poi dire che “i modelli hanno ritrattato” e cambiare previsione: ne è capace anche un bambino. Ma la vera meteorologia non si fa così. Ecco il motivo per cui questa lunga cavalcata verso la previsione di Natale, ormai quasi arrivata a destinazione, è partita con quell’articolo pubblicato il 13 dicembre in cui scrivevamo... il tempo previsto a Natale? Ad oggi, lascia il tempo che trova». Il motivo era quello di usare la scienza per parlare del tempo. Diamo voce e ascoltiamo solo la meteorologia seria. Facciamolo anche per rispetto di quel grande meteorologo che rispondeva al nome di Edward Norton Lorentz (1917-2008), a cui dobbiamo l’approccio probabilistico alla previsione del tempo: proprio quell’approccio che abbiamo utilizzato in questi giorni e che va sempre usato quando si vuole parlare delle previsioni del tempo a medio e lungo termine, semplicemente da intendere come “linee di tendenza”.

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Andrea Corigliano
fisico dell'atmosfera con specializzazione in meteorologia
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